Il micro-credito è indubbiamente uno strumento ideale per l'aiuto allo sviluppo tra le popolazioni più povere ma ilimiti delle iniziative che hanno avuto maggior successo stanno, paradossalmente, nella strutturazione bancariache esse hanno assunto, troppo frettolosamente adeguata alle degenerazioni dell'economia dei tempi moderni. Finché i prestiti venivano concessi da persone e istituzioni locali verso altre persone operanti per lo sviluppo inloco, adempivano pienamente la loro funzione sociale che permetteva agli interessi, pagati dagli utilizzatori del credito, di remunerare esclusivamente i risparmiatori locali. Col passare del tempo, tuttavia, l'assunzione di unaspecifica organizzazione ma, specialmente il varcare i confini territoriali, pratica imposta dalla globalizzazione deimercati, ha trasformato tutto questo in vere e proprie attività finanziarie, rispondenti anch'esse alla logicaspeculativa. Il denaro da strumento è diventato bene, assecondando la logica degenerativa del mercato. Eccoperché non ci dobbiamo sorprendere di fronte ad un sistema che, per essere coerente con l'economia speculativa,"costringe" la ristretta comunità di appartenenza dei finanziati a pagare il debito di colui che si dovesse rifiutare ofosse impossibilitato a farlo. Altrettanto non deve sorprendere la richiesta di rimborso del finanziamento anche aquelle persone o comunità che, a causa di eventi atmosferici e catastrofi, dovessero perdere l'oggetto finanziatoperché assente ogni forma di garanzia assicurativa o altro. È fuori dubbio che l'ingiustizia verso i poveri, in questicasi, è doppia, ma ciò appartiene alla legge della "vecchia economia di mercato" alla quale manca quell'afflato di"Gratuità, Carità e Fratellanza" di cui parla Sua Santità Benedetto XVI nell'ultima Enciclica "Caritas in Veritate".Manca cioè quella "visione ideale" che dovrebbe condurci alla nuova "Economia di Solidarietà" del XXI Secolo.
Dov'è la linea di confine e qual è il punto di disequilibrio?
La linea di confine sta nel fatto che i poveri devono essere messi in condizione di accedere al micro-credito con denaro proveniente da donazioni. Ciò non significa che i finanziati non devono pagare interessi e restituire il capitale. In tal modo si cadrebbe nell'errore opposto che consiste nel far venir meno l'effetto economico-sociale del credito che deve retribuire i risparmiatori. Ma significa che i fondi, per esercitare l'attività di micro-credito, devono essere posti a disposizione da persone, organizzazioni ed istituzioni, senza l'attesa della maturazione di un interesse e senza l'attesa della restituzione del capitale "donato". I destinatari dei prestiti sono tenuti a riconosceregli interessi esclusivamente all'organizzazione locale, affinché questa possa retribuire il lavoro e creare ulteriori opportunità di finanziamento per altri, evitando che il sistema diventi strumento per alimentare la speculazione ela rendita. I Paesi e le persone povere non possono più essere considerati utili in funzione dell'accumulo dei ricchi (falsa idea di comunità che vuole divisi ricchi e poveri), ma sono chiamati, finalmente, a contribuire ad un"disegno" di nuova economia planetaria dove tutti si trovano impegnati a favorire il ritorno all'economia reale e ad abbandonare gli eccessi di un'economia finanziarizzata e speculativa. Qui, forse, si rende comprensibile la novità insita nel modello "Mutua Fide Bank", non a caso avviato in un Paese in via di sviluppo con la prospettiva che diventi strumento per uno sviluppo equilibrato. La gratuità di coloro che dispongono di risorse, specialmente se appartenenti ad organizzazioni dedite al bene comune, è l'elemento centrale del modello che è teso a creare un circuito (market-place della Solidarietà) il quale si avvaleesclusivamente di una rete di strutture di micro-credito locali, senza Banche internazionali finanziatrici. Prossimamente ci sarà l'opportunità di esaminare l'ulteriore elemento caratterizzante la "Mutua Fide Bank": larete di compensazione di crediti e debiti tra gli aderenti al circuito, moderna sostituzione dell'arcaico baratto
Il Fondatore
Tullio Chiminazzo